Lei è sieropositivo, anzi no

BOLOGNA -- Gli avevano detto che era sieropositivo. Così Renato Goldstaub, oggi 43enne, ha vissuto tre anni con l'incubo che arrivasse il peggio. Poi nel 2000 la scoperta: la diagnosi era sbagliata. Lui, in realtà, stava benissimo. Una liberazione sì, ma la sua vita, comunque, era cambiata. Qualche settimana fa l'uomo ha ottenuto 200mila euro di risarcimento.
Una notizia che cambia la vita: scoprire di essere sieropositivi. E' quello che è accaduto a Goldstaub. Ha vissuto tre anni in una condizione di incertezza. Dopo la prima diagnosi fatta dal laboratorio di analisi chimico cliniche dell'Ospedale Maggiore, infatti, gli esami successivi dicevano che la terapia andava rimandata perchè la carica virale nel sangue era ancora bassa.
E così ogni sei mesi. La vita di Roberto cambia drasticamente. Ha paura, vive ansiosamente e non dice a nessuno della sieropositività. Poi nel 2000 la scoperta. Goldstaub incontra una ragazza che lo convince a ripetere il test al policlinico di Sant'Orsola. Ed ecco la sorpresa: il risultato è negativo. Roberto non è sieropositivo.
E' contento, sì. Ma comunque oggi ha ancora paura e ripete il test ogni sei mesi. Da un anno, inoltre, è in cura da uno psicologo. Il fratello di Roberto, Stefano, aveva chiesto 2 milioni di risarcimento per il danno esistenziale subito. Qualche settimana fa la giudice Elisabetta Candidi Tommasi ha dato ragione a Goldstaub assegnandogli un indennizzo di 200mila euro. Ma sicuramente il fratello ricorrerà in appello.
Greta Consoli
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