Fimi: via Internet a chi scarica senza pagare

ROMA -- Il dibattito sul download illegale di musica o film è ancora aperto in Italia. I file "piratati" continuano ad aumentare ma tra provider e associazioni che difendono i diritti delle case discografiche non è ancora stato trovato un accordo. La Fimi (la Federazione industria musicale italiana) ha annunciato di voler seguire le orme della Francia ma i provider si oppongono.
Nel nostro Paese c'è una sentenza della Cassazione che fa giurisprudenza, secondo la quale scaricare musica e film tutelati dal diritto d'autore non è reato se non lo si fa a fine di lucro. Ma questo non basta a tranquillizzare i cittadini. Infatti il confine tra ciò che è reato e ciò che non lo è non è ben delinato e la polizia postale è già intervenuta in 300 casi, risolti attraverso il pagamento di multe salatissime.
Questo non ha impedito all'industria della pirateria di crescere a dismisura. Tanto che, come riferisce Enzo Mazza, presidente di Fimi, "a fronte di un'offerta di 5 milioni di file musicali legali, 800 milioni di file vengono scambiati illegalmente". Così alcuni Paesi, spinti dalle lobby della musica e del cinema, hanno preso una decisione una volta per tutte e hanno cominciato a fare pressioni sui provider (le società che forniscono le connessioni alla Rete) affinché si trasformassero in cyberpoliziotti.
Secondo questa linea di pensiero dovrebbero essere i provider stessi, insieme alla polizia, a scovare e interrompere la connessione al web ai clienti che scaricano file illegalmente. La procedura è stata fornita direttamente dal presidente francese Nicolas Sarkozy e nel prossimo mese si trasformerà in legge. Il sistema è molto semplice: se si viene beccati per la terza volta a scaricare o condividere file senza pagare, il provider che fornisce il collegamento provvede a tagliarlo.
In Nuova Zelanda questa modalità è già legge, mentre in Inghilterra il provider Tiscali Uk ha chiesto che anche l'industria discografica contribuisca al costo dell'installazione dei filtri che consentono di individuare le persone che non rispettano la legge. In Italia la Fimi, la Federazione industria musicale italiana, è decisa ad intervenire.
"Il punto non è punire chi scarica o condivide una canzone ma chi distribuisce illecitamente file. Lavoreremo con il nuovo governo per seguire la strada tracciata dalla Francia", ha detto Mazza, che ha aggiunto: "Se uno non paga l'abbonamento Internet o telefonico, gli viene tagliata la linea. Perché non deve succedere lo stesso quando non si vuole pagare musica e film?".
Ma i provider italiani non sono d'accordo: "Non è nostro compito investigare sul contenuto delle comunicazioni dei nostri abbonati, sarebbe come eseguire intercettazioni telefoniche", ha detto Andrea Conte, direttore Residential di Fastweb, secondo il quale ci troviamo nell'ambito della violazione dei diritti del cittadino.



