Sorpresa: la Terra ha più di un nucleo

WASHINGTON, Usa -- Conosciamo più l’interno delle stelle lontane anni luce dalla Terra che non l’interno del nostro pianeta. Tant’è che in questi giorni una ricerca della National science foundation ha evidenziato un nuovo aspetto del nucleo terrestre. Si pensava che la Terra avesse un semplice nucleo ferroso, invece si è scoperto che esso è composto da involucri a struttura diversa.
Da sempre infatti, si pensava che esso fosse costituito da due involucri: uno esterno, liquido ed uno interno solido. Entrambi composti da ferro e, in piccola percentuale, nichel. Ora però risulta che il nucleo interno, quello solido, possiede un duplice aspetto.
Spiega Xiaodong Song, autore della ricerca che è stata pubblicata sulla rivista scientifica Earth and Planetary Science Letters: “La parte più esterna del nucleo solido presenta gli atomi di ferro indirizzati lungo l’asse di rotazione della Terra, mentre gli atomi e le molecole di ferro del nucleo più interno del nucleo solido presentano un andamento caotico”.
Perché questa disposizione? "Al momento non riusciamo a dare un significato alla scoperta", sottolinea Song. Tuttavia studiare il nucleo ha un’importanza notevole perché è dal cuore del nostro pianeta che dipende il campo magnetico terrestre che aiuta a proteggere la Terra dalle radiazioni cosmiche. Inoltre sempre dal nucleo e dal campo magnetico dipende l’inversione di quest’ultimo ossia il capovolgimento dei poli magnetici, che, una volta ogni 700.000 anni circa fa sì che il Polo Nord Magnetico diventi il Polo Sud e viceversa. Poiché è possibile che si sia vicini ad una nuova inversione capire come funziona il meccanismo risulta di grande importanza scientifica e pratica.
La ricerca è stata realizzata utilizzando migliaia di informazioni derivate dai terremoti più violenti che hanno colpito il pianeta negli ultimi anni. Il passaggio delle onde sismiche all’interno della Terra infatti è, al momento, l’unico mezzo che permette ai geologi di trarre conclusioni sulla struttura del pianeta. Dalla loro velocità infatti, è possibile risalire alla composizione dei materiali e grazie agli ultimi sofisticati software, anche alla struttura dei materiali.
Luigi Bignami



