Nel mondo chiuderanno 300 centrali nucleari

ROMA -- Moltissime centrali nucleare chiuderanno per sempre. Da oggi al 2020 verranno demoliti circa 300 reattori, 70 dei quali in Europa. Secondo l'autorità nazionale americana competente ci vorranno circa 8 anni per smantellare tutti gli impianti, un'impresa non facile che costerà ben 220 milioni di euro.
Le strutture costruite negli anni '70 e '80 del 1900, prima del blocco generale causato dal disastro di Cernobil nel 1986, scompariranno: 300 in tutto. Senza contare il centinaio di centrali elettriche atomiche sparse nel mondo che hanno già interrotto il loro ciclo operativo. A queste si aggiungono i reattori militari e i centri di ricerca attualmente in disuso o vicini ad esserlo.
Dopo il referendum del 1987, in Italia le centrali atomiche hanno cessato qualsiasi attività. Secondo le stime della Sogin, la società italiana ex Enel, ora di proprietà del Tesoro, nei prossimi 4 anni il mercato dello smantellamento nucleare offrirà contratti di oltre 2 miliardi.
La Sogin, dal 1987 ad oggi, ha demolito soltanto il 6 per cento delle centrali chiuse che ha in affidamento. Però prevede di arrivare al 28 per cento entro il 2011.
Nonostante la buona volontà, i tempi per la distruzione degli impianti nucleari si dilungano spesso in svariati decenni, com'è avvenuto nel nostro Paese, e i milioni diventano miliardi.
Secondo Massimo Romano, amministratore delegato di Sogin, "nei prossimi 10 anni a livello planetario per il decommissioning nucleare, cioè per lo smantellamento degli impianti e il trattamento del combustibile esaurito, saranno spesi fra i 40 e i 50 miliardi, e nei prossimi trent’anni 300 miliardi".
Il termine "decommissioning" non si riferisce soltanto alla semplice demolizione, ma comprende anche la decontaminazione, la bonificazione e spesso la valorizzazione di siti ex atomici (ad esempio costruendo centrali fotovoltaiche dove prima c'erano reattori nucleari, iniziativa che adotterà la Sogin con i siti che ha in gestione).
"In tutto il mondo è previsto che le centrali al termine della loro vita operativa vengano cedute a un ente pubblico che si occupa del decommissioning" spiega Giancarlo Aquilanti, capo della task-force nucleare dell’Enel.
"La compagnia pubblica o privata che ha gestito l’impianto deve consegnare tutta la documentazione, - precisa Aquilanti - però nello smantellamento non interviene. Gestire e demolire sono due attività diverse".
Ma allora chi paga le spese per la demolizione? Aquilanti spiega che tocca alla centrale atomica. Le compagnie che la gestiscono infatti devono accumulare i soldi necessari allo smantellamento.
Valentina Corti



