Energia

Enel: l'Italia rischia un inverno al buio

immagine

ROMA -- L'Italia potrebbe essere sull'orlo di una crisi energetica dai risvolti inquietanti. Lo sostiene l'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti.

"Siamo ancora a rischio di rimanere al freddo e al buio. Siamo ancora più fragili di due anni fa", ha detto il numero uno del colosso energetico alla stampa. E le minacce arrivano dal costo troppo alto del gas e dalle crisi politiche internazionali che potrebbero gettare il nostro paese nello scompiglio energetico.

Allarmismo ingiustificato? Non è dato sapere. Certo è che, in attesa di una risposta politica a un tema che è strategico per il paese, Conti prefigura una situazione difficile per questo inverno, dopo che - due anni fa - il sistema energetico italiano ha corso rischi di approvvigionamento a causa della crisi russo-ucraina.

Lo scorso anno, ha spiegato Conti al seminario sull'energia dei deputati dell'Ulivo "ci siamo salvati ma non so se potremo salvarci quest'anno. Siamo ancora più fragili di due anni fa perchè‚ aumentano i consumi e perchè‚ si sono ridotti gli stoccaggi per una errata interpretazione del Ministero dell'ambiente". Il ministero ha infatti bloccato lo stoccaggio di circa 500 milioni di metri cubi di gas.

Inoltre, a mettere a rischio il sistema italiano ci sarebbero i prezzi della materia prima, destinati ad aumentare nei prossimi anni. "Il gas costerà sempre di più, sarà sempre più legato al petrolio" ha precisato Conti. "Anche se importani, non è possibile immaginare che con i rigassificatori si stacchi dal prezzo del petrolio. Non sta succedendo in Francia dove ne stanno facendo quattro, né in Spagna dove ne stanno facendo sette".

I rigassificatori (nella foto sopra) sono impianti in grado di accogliere gradi navi che trasportano gas liquefatto da trasformare in gas semplice. Gli Stati Uniti, a corto di riserve di gas sul loro territorio, hanno sviluppato questa tecnologia per importare, attraverso le navi appunto, grandi quantità di gas "liquido" invece che utilizzare improbabili "gasdotti" oceanici.  

Il problema è che solo pochi stati produttori - e per giunta gli stessi che hanno il petrolio - hanno impianti adatti alla prima fase: ovvero trasformare il gas da naturale a liquefatto per il trasporto su nave-cisterna. Solo il Qatar per ora ha fornito una base di partenza affidabile agli Usa.

In Italia, oltre alle installazioni nel Golfo di Trieste, si è parlato di un impianto di rigassificazione per accogliere grandi navi al largo di Livorno e della Toscana. Il progetto sta suscitando mille polemiche per il suo impatto ambientale.

Versione stampabile Segnala questo articolo